La vita che evolve, come evolvono i treni

Pubblicato il 14 febbraio 2026 alle ore 15:14

di PIERANTONIO LUTRELLI - C’è stato un tempo in cui viaggiare in treno significava entrare in uno scompartimento e chiudere una porta. Uno spazio piccolo, condiviso, inevitabile. Non sceglievi i compagni di viaggio. Ti capitavano. E da lì partiva una conversazione, un silenzio imbarazzato, un panino tirato fuori da una borsa, un giornale passato di mano in mano. Il treno era un pezzo di società in miniatura. Gli scompartimenti avevano sedili di pelle consumata, portabagagli di metallo, finestrini che si abbassavano davvero. L’aria entrava, il rumore anche. Il viaggio era fisico, concreto, perfino imperfetto. Ma umano. Poi i treni sono cambiati. Sono arrivati gli open space, le poltrone singole, i tavolini individuali, le prese elettriche, il Wi‑Fi. Il bar è diventato design. Il corridoio è diventato linea. La velocità è diventata la vera promessa. Oggi viaggiamo più comodi. Più veloci. Più efficienti. Eppure parliamo meno. Nessuno bussa più alla porta di uno scompartimento. Nessuno chiede: “È libero?”. Si guarda il telefono, si lavora al computer, si vive dentro una bolla personale perfetta. I treni, in fondo, non sono solo cambiati: si sono adattati a noi. O forse siamo stati noi ad adattarci a loro. La società è diventata più aperta negli spazi e più chiusa nelle relazioni. Più veloce nei collegamenti e più distante nei rapporti. Più connessa e meno condivisa. Gli scompartimenti erano l’obbligo dell’incontro. Le carrozze moderne sono il diritto all’isolamento. Nessuno dei due mondi è migliore in assoluto. Il passato non era più romantico: era solo più lento. Il presente non è più freddo: è solo più individuale. Ma guardando un vecchio corridoio con sedili ribaltabili e un Frecciarossa lucido e silenzioso, si capisce una cosa semplice: i treni raccontano sempre l’epoca che li costruisce. E forse la vita funziona allo stesso modo. All’inizio è uno scompartimento condiviso: famiglia, scuola, amicizie inevitabili. Poi diventa un open space: scegli, cambi posto, scendi, risali, acceleri. Col tempo impari a viaggiare da solo anche in mezzo agli altri. E capisci che l’evoluzione non è perdita. È trasformazione. I treni corrono più veloci perché il mondo lo pretende. Noi cambiamo perché la vita lo chiede. E in ogni epoca, in ogni carrozza, resta identica solo una cosa: la direzione. Andare avanti.